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Per la prima volta nella sua vita il marinaio era riuscito nell’impresa di superare quella montagna d’acqua che si scagliava giornalmente contro di lui, ora era dall’altra parte dello tsunami ma una cosa non lo aveva abbandonato: la paura. Sì, perché per quanto quell’enorme onda potesse essere distruttiva era tutto ciò che il marinaio conosceva, e lasciarla alle spalle voleva dire abbandonare ogni cosa conosciuta finora. Ora si trovava in mare aperto e si aspettava di tutto, altri marinai incontrati prima gli avevano raccontato di orche, squali, mostri marini grandi quanto 2 montagne ma per qualche motivo non erano spaventati mentre ne parlavano. No, erano quasi…leggeri. Il marinaio non riusciva a spiegarsi questa loro tranquillità, lui che per una vita intera aveva dovuto combattere contro una semplice onda di acqua salata, come avrebbe potuto affrontare degli esseri così pericolosi? Mentre rifletteva su quelle conversazioni vide una luce, una soffusa luce gialla che ruotava nel cielo. Il marinaio pensò un attimo e poi ne riconobbe la descrizione: era un faro. Gli stessi marinai raccontavano proprio di questo faro, una guida da seguire quando non si sapeva dove andare, “è ciò che ti salva quando hai perso la rotta, ce ne sono molti in giro per l’oceano, alcuni sono facilmente raggiungibili altri meno, ma sono lì e rimarranno lì finché vuoi. È lì che troverai altra gente come noi, altri marinai pronti a solcare le onde del mare assieme, perché per quanto possa essere spaventoso un kraken, nulla può contro un gruppo di fedeli marinai”. È con queste parole che gli riecheggiavano nel cuore che il nostro marinaio si avvicinava al faro,credendo per la prima volta in vita sua di essere più forte della propria paura.